SU QUALE PACE SCOMMETTERE?
PACE COME NONVIOLENZA
Cari amici e amiche dello Scriptural Reasoning,
Venerdì 4 aprile alle ore 19:00 ci sarà il terzo dei nostri incontri. Il tema è sempre quello della pace declinato, questa volta, nel senso della violenza e della non violenza, della guerra o dell’assenza di guerra. “Non nel nome di Dio” è il sentimento che molti di noi hanno gridato nel recente passato quando la violenza religiosa si è manifestata in tutta la sua virulenza, ma ora è il momento di chiudere il cerchio e aggiungere: “Non nel nome dell’Uomo”. La “malvagità altruistica” (J. Sacks), il male perpetrato in nome di una causa sacra o nel nome di nobili ideali, come quelli di difendere il mio gruppo dagli altri, (il “Noi” dal “Loro”), alberga nel cuore dell’essere umano e lo porta ad essere altruista ed egoista allo stesso tempo. È il momento di entrare in questa frattura profonda dell’essere umano perchè le armi vincono la guerra, ma ci vogliono le idee per vincere la pace.
Vi allego la locandina e i testi che saranno oggetto del nostro incontro.
Corano
Il tema della pace è indissolubilmente legato a quello della non violenza. Sebbene la parola «non violenza» non compaia esplicitamente nel Corano, troviamo l’espressione «non costrizione» nel versetto: «Non c’è costrizione nella fede (religione)» (Corano 2, 256). La non costrizione ha un significato più forte e radicale rispetto al concetto di non violenza, poiché la violenza è spesso associata alla costrizione, che include tutti i tipi di forzatura. La religione, invece, non coincide con la costrizione, la quale si nutre di violenza.
Tuttavia, non possiamo ignorare la complessità del concetto islamico di (ǧihād) nel Corano. Il Corano stesso testimonia una gradazione e variazione nell’ approccio alla guerra e alla guerra santa. In generale, la guerra, secondo la prospettiva coranica, è vista principalmente come guerra difensiva. Molti passi del Corano, specialmente quelli rivelati quando il Profeta Muḥammad si trovava ancora alla Mecca, prima della fondazione dello Stato di Medina, esortano alla pazienza e a sopportare le persecuzioni, evitando di rispondere con la violenza anche quando si è aggrediti. Questo fu l’atteggiamento di Muḥammad e dei primi musulmani per molti anni durante il periodo meccano.
Successivamente, con l’emigrazione a Medina, i versetti coranici si sviluppano e consentono ai musulmani di combattere contro coloro che li attaccano, legittimando la guerra difensiva. Il Corano dice: «Combatterete sulla via di Dio quelli che vi combatteranno, ma non trasgredite» (Cor. 2,190); e ancora: «Credenti, quando uscite per lottare sulla Via di Dio, fatevi un’idea chiara, e non dite a chi vi offre la pace: “Tu non sei credente”, bramando i beni della vita terrena. Presso Dio c’è un grande bottino. Così eravate in precedenza; poi Dio vi ha accordato la Sua grazia. Guardate dunque chiaramente. Dio è, certo, del tutto al corrente di ciò che fate» (Corano 4, 94).
✤ La difesa deve essere proporzionata all’aggressione, poiché il suo scopo è respingere l’attacco e non annientare il nemico, come indicato nel Corano: «Se punite, sia una punizione eguale al torto che vi è stato fatto. Se però sopportate pazientemente, per chi è paziente, cioè, è meglio» (Corano 16, 126).
✤ Inoltre, la guerra deve cessare non appena si scorga un segnale di pace da parte dell’aggressore, come indicato nel Corano: «E se si inclinano alla pace, inclinati anche tu a essa e poni la tua fiducia in Dio, poiché Egli è Colui che ascolta, l’Onnisciente» (Corano 8, 61).
✤ Il Corano invita a diffondere il messaggio di Allāh con saggezza, gentilezza e dialogo rispettoso, senza coercizione, sottolineando i principi di pace e tolleranza, promuovendo una comunicazione pacifica e costruttiva, che favorisce la convivenza armoniosa tra le persone. Come afferma il Corano: «Con saggezza e buona esortazione, chiama alla Via del Signore. Discuti con loro nel migliore dei modi, poiché, certo, il Signore conosce meglio chi si allontana dalla Sua Via; Egli conosce meglio coloro che si lasciano dirigere» (Corano 16, 125).
Tuttavia, ci sono anche versetti che esortano alla guerra contro i politeisti: «ma trascorsi i mesi sacri uccidete gli altri politeisti ovunque li troviate; […], a meno che si pentano, compiano la preghiera e paghino la zakat; allora lascite loro una via. Certo, Dio è Clemente e Misericordioso» (Corano 9,5). Questi versetti, spesso utilizzati dai fondamentalisti per giustificare violenze contro gli idolatri, e dagli interpreti occidentali per denigrare l’Islam nel suo insieme, vanno letti nel contesto storico in cui furono rivelati, ovvero in momenti specifici di guerra già in corso.
Il concetto di ǧihād viene interpretato in chiave simbolica, spesso come uno sforzo morale, come nella ricerca della giustizia di fronte all’ingiustizia o nella lotta interiore per dominare i propri desideri e aspirare a una vita virtuosa.
Bibbia
“Perché si perpetuano contrasti e ostilità? Perché gli uomini non si guardano come amici ma come nemici?” Gesù invita a un atteggiamento positivo nei confronti della violenza nel senso che la violenza non deve essere subita in maniera passiva, ma occorre disinnescare la violenza.
“Ma a voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male”…”E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro”… “Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso” (Lc 6,27-36)
Si, ma come è possibile attuare tutto ciò per noi umani? La fratellanza è davvero la soluzione? Dopotutto la Bibbia ci dice “Ecco, come è bello e com’è dolce che i fratelli vivano insieme!” (Sal 133,1)
Leggiamo, allora, nella stessa Bibbia, la storia di due fratelli che diventa la storia di due popoli: Isacco e Ismaele.
“Ma Sara vide che il figlio di Agar l’Egiziana, quello che lei aveva partorito ad Abramo, scherzava con il figlio Isacco”. (Gen. 21,9)
Ma Dio disse ad Abramo: “Non sembri male ai tuoi occhi, riguardo al fanciullo e alla tua schiava, tutto quello che dirà a te Sara; ascolta la sua voce, perché in Isacco da te prenderà nome una stirpe. Ma io farò diventare una nazione anche il figlio della schiava, perché egli è tua discendenza”. ((Gen 21,12-13)
Infine la pace non può essere intesa solo come realtà “oriens ex alto”, cioè non basta fermarsi alla preghiera per la pace ma dobbiamo essere responsabili della costruzione della pace.
“Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio”.(Mt 5,9)
(Relazione integrale Bibbia):
Qui di seguito il link al quale è possibile ascoltare l’audio integrale dell’incontro del 4 aprile 2025:
audio incontro SR 4 aprile 2025
Arrivederci al prossimo incontro che si terrà venerdì 9 maggio 2025.
