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1 commento

  1. La speranza è il motore che ci spinge a credere in un futuro migliore, mentre il coraggio è la forza necessaria per agire anche quando tutto sembra contro.
    A volte, però, il coraggio sta anche nel porsi accanto a chi non ha più speranza…
    Gen 12, 1-2. La fede è preceduta dal coraggio, il coraggio è ciò che l’uomo prova per la sua decisione di accogliere l’amore di Dio.
    Credere in Dio non vuol dire solo la disponibilità a cambiare vita, a “convertirsi”, ma anche la capacità di accettare cose che, umanamente parlando, sembrerebbero impossibili. Impossibili non perché contro la ragione, ma perché troppo difficili da realizzare con le nostre forze. La fede è la debolezza dell’uomo che diventa forza di Dio. Quegli uomini e quelle donne che chiamiamo santi, non sono forse tutti esempi di persone deboli che Dio ha reso capaci di realizzare imprese giudicate impossibili?
    In realtà, di questo Dio che chiama, esige, promette, Abramo sa molto poco, quasi nulla. Conoscerlo come il Creatore di tutto gli sembra più che sufficiente. Abramo non ha visto miracoli, non ha conosciuto testimoni, non ha ricevuto prove. Ha soltanto ascoltato una parola che lo ha chiamato, una parola che adesso sa essere quella del Creatore. E parte.
    Luca 5, 12-14. Il “tocco” di Gesù sulla pelle del lebbroso che gli chiede di essere risanato è esempio di coraggio che porta alla speranza. Essere vicini, essere dalla parte di, vivere con chi ha bisogno di aiuto e chiede di essere trattato con dignità è essenza del Vangelo. Questo richiede coraggio, oltrepassare la paura del diverso, della malattia che ti esclude e a volte, secondo i criteri della società, ti condanna.

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