Acrobati della Speranza
… E allora il poeta chiama questa speranza “ragazzina”, «une petite fille de rien du tout», una ragazzina da nulla, di queste che scorazzano per la casa e non riesci mai ad afferrare e soprattutto a capire. Dio non la capisce. E conclude: «questa piccola fiamma che vacilla a ogni soffio di vento, non riesco a capire come possa essere poi così fedele, così costante, così ferma, così pura, e invincibile e immortale e inestinguibile. Non riesco a capire la speranza». (Charles Péguy)
Serie di incontri di Scriptural Reasoning 2026
30/01/2026 Speranza e Spiritualità
13/02/2026 Speranza e Coraggio
27/03/2026 Speranza e Utopia/Distopia
17/04/2026 Speranza e Azione
Gli incontri saranno on line, tranne quello di aprile che sarà, ove possibile, anche in presenza. Il luogo dell’incontro potrebbe essere Velletri o Roma. Tutti gli incontri saranno alle ore 19.00 e dureranno circa un’ora.
In locandina dettagli e contatti.
13/02/2026 Speranza e Coraggio
Testi coranici
Cor 19, 22-26
Ella rimase dunque in cinta e si allontanò con lui in un luogo appartato. Ebbe le doglie accanto al piede di una palma e disse: «Fossi morta prima che ciò avvenisse! E fossi dimenticata come cosa che si dimentica!» Allora la chiamò da sotto di lei: «Non affliggerti. Il Signore ha posto un nobile sotto di te; e scuoti verso di te il tronco della palma: farà cadere su di te datteri maturi, da raccogliere. Mangia dunque e bevi e il tuo occhio si rallegri! Se vedi qualche essere umano di’: “Certo, ha fatto un voto di digiuno al Misericordioso: oggi dunque non parlerò a nessun essere umano”.»
Cor 2, 216
Orbene è possibile che abbiate in avversione una cosa che tuttavia è per voi un bene; ed è possibile che amiate una cosa che tuttavia per voi è nociva. Dio sa, e voi non sapete.
Cor 2, 156-157
Sicuramente Noi vi proveremo in qualche modo, paura, fame, diminuzione dei beni, delle persone, dei frutti. E dà buon annuncio ai perseveranti che quando un male li colpisce dicono: «Certo, siamo di Dio e, certo, a Lui torniamo». A essi va la grazia del Signore e la misericordia; essi sono i diretti.
Testi biblici
Gen 12, 1-2
Il Signore disse ad Abram:
«Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò. Farò di te una grande popolo e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e diventerai una benedizione».
Lc 5, 12-14
Mentre Gesù si trovava in un villaggio, un uomo tutto coperto di lebbra gli venne incontro. Appena vide Gesù si gettò ai suoi piedi e lo supplicò: «Signore, se vuoi, tu puoi guarirmi». Gesù lo toccò con la mano e gli disse: «Sì, lo voglio: guarisci!» E subito la lebbra sparì. Ma Gesù gli diede quest’ordine: «Non dire a nessuno quel che ti è capitato. Presentati invece dal sacerdote e fatti vedere da lui. Poi offri per la tua guarigione quel che Mosè ha stabilito nella Legge. Così avranno una prova».
Preghiera finale
la speranza ha due figli: lo sdegno per la realtà presente e il coraggio per cambiarla. (S. Agostino)

La speranza è il motore che ci spinge a credere in un futuro migliore, mentre il coraggio è la forza necessaria per agire anche quando tutto sembra contro.
A volte, però, il coraggio sta anche nel porsi accanto a chi non ha più speranza…
Gen 12, 1-2. La fede è preceduta dal coraggio, il coraggio è ciò che l’uomo prova per la sua decisione di accogliere l’amore di Dio.
Credere in Dio non vuol dire solo la disponibilità a cambiare vita, a “convertirsi”, ma anche la capacità di accettare cose che, umanamente parlando, sembrerebbero impossibili. Impossibili non perché contro la ragione, ma perché troppo difficili da realizzare con le nostre forze. La fede è la debolezza dell’uomo che diventa forza di Dio. Quegli uomini e quelle donne che chiamiamo santi, non sono forse tutti esempi di persone deboli che Dio ha reso capaci di realizzare imprese giudicate impossibili?
In realtà, di questo Dio che chiama, esige, promette, Abramo sa molto poco, quasi nulla. Conoscerlo come il Creatore di tutto gli sembra più che sufficiente. Abramo non ha visto miracoli, non ha conosciuto testimoni, non ha ricevuto prove. Ha soltanto ascoltato una parola che lo ha chiamato, una parola che adesso sa essere quella del Creatore. E parte.
Luca 5, 12-14. Il “tocco” di Gesù sulla pelle del lebbroso che gli chiede di essere risanato è esempio di coraggio che porta alla speranza. Essere vicini, essere dalla parte di, vivere con chi ha bisogno di aiuto e chiede di essere trattato con dignità è essenza del Vangelo. Questo richiede coraggio, oltrepassare la paura del diverso, della malattia che ti esclude e a volte, secondo i criteri della società, ti condanna.